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Alfredo Biagini

Alfredo Biagini
Amadriade
1920-1923
maiolica; 40 x 18, 5 x 26 cm
Marche: sotto al base “siai / Roma / Pezzo Unico”


Figlio di un orafo romano, Alfredo Biagini inzia gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, ma nel 1909 si trasferisce a Parigi per seguire corsi di anatomia. Rientrato a Roma, si inserisce nella colonia di artisti che vivono e lavorano in villa Strohl Fern, tra i quali Amedeo Bocchi e Renato Brozzi, condividendone le scelte stilistiche ormai orientate verso il linguaggio secessionista e l’attenzione prestata ai valori decorativi. A partire dal1915, nel suo repertorio iniziarono a comparire sempre più frequenti sculture di soggetto zoomorfo, realizzate in marmo, bronzo o maiolica a gran fuoco, utilizzate sia come sculture indipendenti, sia come elementi decorativi per progetti architettonici. Nel 1916, partecipò alla IV Esposizione Internazionale d’Arte della Secessione Romana esponendovi una Amadriade in marmo venato, ritratta accovacciata con in mano un frutto, che divenne il modello di partenza delle successive versioni in maiolica, dipinte con smalti di diverse tonalità, nella maggior parte dei casi stesi con particolari effetti di colatura in cromie contrastanti. La scelta di un animale così particolare rientrava nel più generale interesse di Biagini per le specie rare e legate a territori lontani, che rispecchiava il gusto per l’esotico di derivazione ottocentesca, ancora fortemente condiviso dagli artisti e dal pubblico del tempo. Nelle sue sculture animalier, Biagini seppe coniugare la perfetta conoscenza anatomica delle singole specie di volta in volta descritte, frutto dello studio dal vero presso parchi zoologici, con una spiccata sensibilità per la resa degli atteggiamenti e delle espressioni facciali, e con una tendenza alla semplificazione formale, che gli permisero di raggiungere esiti a cavallo “tra il caricaturale ed il decorativo” (Lancellotti 1917, p. 303). Nel 1921 alla I Biennale romana propone una serie di animali in maiolica a gran fuoco e dipinta, tra i quali con ogni probabilità proprio Amadriade, realizzato dal Sindacato Industrie Artistiche Italiane di Roma come pezzo unico e che presenta quei caratteri di stilizzazione formale, di acume nella resa del carattere dell’animale e di equilibrio tra il taglio caricaturale e l’effetto decorativo che caratterizza buona parte delle sue opere animalier degli anni venti. Esplicite cadenze déco, del resto, Biagini le rivela già nella decorazione del Teatro Cinema Corso a Roma, progettato da Marcello Piacentini, a cui attende tra il 1915 e il 1917 con Arturo Dazzi, e continua ad esercitarle nelle opere presentate nella II Biennale Romana del 1924, e in quel caso molto ammirate da Roberto Papini, e in Cercopiteco rosso, fuso nel 1926 per essere esposto alla XV Biennale di Venezia. Riproposta nel 1929 alla Prima Mostra del Sindacato Laziale Fascista degli Artisti, viene acquistato dal Comune di Roma. Si tratta di un pezzo di altissima qualità disegnativa e plastica che conferma non solamente le notevoli qualità inventive ed esecutive di Biagini, ma soprattutto la capacità di trasformare il soggetto animale in un’invenzione decorativa in perfetta linea con le scelte di gusto di quel torno d’anni.
Bibliografia: Alfredo Biagini 2013, pp. 89-90.
Valerio Terraroli

Autore: Alfredo Biagini
Dimensioni: 40 X 18,5 X 26
Anno: 1920