Ascensione
Dopo il periodo di formazione accademica a Königsberg, la giovane Edita Walterowna si trasferì a Parigi, in coincidenza con uno dei periodi più fervidi di apertura e ricerche d’avanguardia, per poi stabilirsi a Rouen, dove era attivo un gruppo di artisti guidati da Robert Pinchon e Pierre Dumont, strettamente connessi agli sviluppi del fauvismo e riuniti sotto la denominazione di “École de Rouen”.
Coerentemente con le ricerche avviate in Francia, una volta giunta a Roma nel 1912 l’artista si avvicinò al gruppo di giovani che, l’anno successivo, si riunirono in un gruppo organizzando la Secessione Romana, che in una prima fase includeva anche il gruppo futurista con Giacomo Balla. Nata in opposizione con la struttura espositiva della Società Amatori e Cultori di Belle Arti nell’associazione confluirono, tra gli altri, Felice Carena, Armando Spadini e Ferruccio Ferrazzi, conosciuti dalla Broglio per il tramite della comune frequentazione del salotto di Olga Resnevic Signorelli, esule russa e moglie del collezionista e mecenate Angelo Signorelli. Questo gruppo di artisti era solito alloggiare nei mesi estivi nel piccolo borgo rurale di Anticoli Corrado, nella valle del fiume Aniene, all’epoca collegato alla capitale da una linea ferroviaria e quindi facilmente accessibile. Il paese, già meta prediletta sin dalla metà dell’Ottocento di numerosi pittori attirati lì sia dalla rinomata bellezza degli abitanti, che svolgevano nella capitale l’attività di modelli, sia dal fascino inalterato della natura e delle usanze, continuava ad attrarre artisti come Arturo Martini, Angelo Zanelli, Attilio Selva, Ivan Meštrović, Henry Moore, Eric Gill, Edward Okuń, ma anche scrittori come Luigi Pirandello e David Herbert Lawrence.
La partecipazione di Edita alle prime mostre della Secessione Romana si accompagnò di conseguenza alla frequentazione di Anticoli Corrado ed è probabilmente la veduta da uno degli studi presso la cosiddetta “gliva murata”, da cui era possibile vedere il profilo delle architetture spontanee che si innestavano una sull’altra sul versante opposto della collina, a ispirare il titolo della composizione Ascensione. La datazione dell’opera al 1913 permette di anticipare di qualche anno la frequentazione della cittadina laziale da parte dell’artista, comunemente ascritta dalla bibliografia al biennio 1915-1917, in concomitanza con il primo conflitto mondiale, quando la Broglio vi si fermò pressoché stabilmente.
Ad Anticoli Edita trovò la trasposizione di quell’“influsso della dardeggiante iridescenza dei raggi solari fattisi luce scintillante la quale investe le cose” cui fece riferimento ricordando l’inizio “emotivo e fenomenico” che coincise con la sua affermazione artistica.
Ascensione fa parte di una silloge di opere legate al borgo laziale, tutte eseguite nel biennio 1912-1913, che verranno in parte pubblicate sulla rivista “Valori plastici”, unitamente a una serie di disegni che rivelano ugualmente le suggestioni del luogo e della vita agreste che vi si conduceva. La serie, in cui è facilmente ravvisabile il paese laziale, comprende i dipinti Ascensione in rosso (Paesaggio in salita) e L’origine della cupola, varie prove intitolate Paese incandescente e Montagna incandescente, Casetta Anticoli, Forze di gravitazione. Insieme a Ascensione in rosso, L’origine della cupola e Montagna incandescente l’opera venne inoltre esposta in occasione della mostra Das Junge Italien, tenutasi a Hannover nel 1921, testimoniando l’importanza del lavoro svolto nel decennio precedente anche nell’ambito dell’adesione al gruppo di Valori plastici e al più disciplinato orientamento della ricerca pittorica che caratterizzerà le prove dell’artista degli anni Venti. L’anno seguente parte delle opere anticolane, fra cui Ascensione, furono nuovamente esposte in occasione della Primaverile fiorentina, presentate in catalogo da Alberto Savinio che evidenziò come “le opere di quel periodo appaiono come i frutti di una ebrietà quasi sonnambulica”. L’esposizione suscitò anche una critica negativa da parte di Corrado Pavolini che accomunò l’opera della Broglio alle ricerche di Leonardo Dudreville e a “quella avanguardia formale di stranezza esteriore [...] sotto ai
quali non sussiste alcuna essenziale modernità”. L’accostamento a Dudreville fu probabilmente suscitato dall’affinità con l’opera Aspirazione (Autobiografico) del 1917, che presentava una medesima modalità di rappresentazione della città lungo un asse verticale segnato da toni luminosi “ascensionali”.
L’immaginario visionario e “fiammeggiante” della Broglio che caratterizzò la pittura degli anni dieci, dominato dalla ricerca luministica e dalle esasperazioni formali, rifletteva senza dubbio le suggestioni fauves già respirate negli anni francesi, ma altresì quella idea di visione “prismatica” che ebbe a sottolineare Emilio Cecchi già in occasione della Seconda Esposizione della Secessione romana, ove la Broglio aveva esposto un Paese (ancora una volta Anticoli), rilevandone “la commozione bizzarra di un mondo a sdrajo, visto nel candore di un prisma quando i colori base dello spettro orlano, sovrammessi di arancioni, azzurri e viola, gli oggetti trasfigurati nelle apparenze di un paesaggio infantile iperboreo”. La stessa Broglio rimarcherà come la propria ricerca giovanile, suggestionata dall’ambiente secessionista romano, fosse orientata “alla gioia delirante di captare delle visioni: cioè quelle dell’emozione prodotta dall’effetto della gran luce solare sull’aspetto della natura e d’ogni cosa”.
Agnese Sferrazza
Artista: Edita Broglio
Anno: 1913
Dimensioni: 122 x 56