Pescivendolo
Guido Balsamo Stella alla prima esposizione di Monza del 1923 (e bisogna sempre rifarsi a quella mostra come all'atto di fondazione della nostra arte decorativa moderna) era fra le pochissime "firme" di cui ho già detto su questa stessa rivista, che noi potevamo mettere in linea con la buona produzione straniera.
Me lo rammento, povero Balsamo, alto, massiccio, claudicante, che pareva riempisse da sè solo le stanzette, che stava rumorosamente sistemando, di quella minuscola sezione della Toscana o per meglio dire di Firenze o anzi, meglio ancora di pochi artisti e industriali fiorentini e della scuola di Santa Croce, della quale, proprio in quel tempo, s'era rammodernato l'indirizzo, chiamando Libero Andreotti a insegnarvi plastica e Balsamo Stella, appunto, l'arte del libro. La sua voce rimbombante era sempre la più alta e la più insistente in tutto il primo piano della Villa Reale, e lo si sentiva ordinare che piantassero un chiodo nel muro, per un quadretto, con lo stesso impeto di chi comanda il fuoco a tutta una bordata di cannoni. Non stava mai fermo e zitto un momento; e quella sua foga, quella sua voglia continua di discorrere, di discutere, magari di accapigliarsi con qualcuno, quel suo largo gesticolare ampliato dai mulinelli d'un nodosissimo bastone, apparivano anche di più nel contrasto con la costante pacata signorile compostezza della moglie inseparabile Anna Akerdahl, ch'è stata sempre la sua collaboratrice più devota, intelligente e ascoltata.
Balsamo Stella pittore e acquafortista, premio a Monaco, apprezzato in Germania e in Svezia, dove s'era recato nel 1914, si volse all'arte decorativa per aver visto nascere in una fabbrica di lastre di vetro e di bottigliette da inchiostro, quella splendida produzione di Orrefors che diventò subito famosa in tutto il mondo. L'esempio l'infervorò all' idea di far risuscitare da noi l'arte del cristallo inciso; l'amicizia di Edward Hald, che con Simon Gate diede il primo impulso alla manifattura svedese, gli permise di studiarne profondamente la tecnica della lavorazione. Sempre più infervorato, se ne andò in Boemia a visitarvi le fabbriche più celebrate; lì s'incontrò e s'intese con l'incisore Franz Pelzel, se lo portò con sè a Firenze e diede subito mano ai bei pezzi da esporre a Monza e dai quali ebbe principio il repertorio di vasi, vaselli, coppe, piatti, specchi che rese noto e stimato, e non soltanto da noi, il binomio concorde dell'artista creatore e dell'esecutore abilissimo. La serie s'allargò quando Balsamo passò alla S.A.L.I.R. di Murano, per la quale disegnò anche le statuette e i gruppi in vetro soffiato della Triennale del 1930 e i cosiddetti vetri chimici, ispirati alle forme rigorose delle provette, degli imbuti da laboratorio, delle storte, degli alambicchi. E non fu questa una personale bizzarria, ma un frutto del clima del momento. Si rammenti, non foss'altro, la perentoria sezione della Germania alla stessa mostra, tutta di autentici vetri chimici, di apparecchi elettrici, di utensili da cucina e simili.
Dopo d'allora Balsamo torna all'acquaforte e alla pittura soltanto a tempo perso; il suo mondo è l'arte decorativa: disegna mobili, modella ceramiche, lo attraggono sempre altre materie, altre tecniche vecchie e nuove. E più che ai lavori personali si va appassionando via via sempre di più all' insegnamento, all'opera dei suoi allievi. Da Firenze passa direttore della scuola del legno di Ortisei e, contemporaneamente, ispettore di tutte le scuole della Val Gardena, poi reggente la direzione della scuola Selvatico di Padova, indi è chiamato a riorganizzare e a dirigere l'istituto superiore di Monza.
C.A. FELICE
Bibliografia/Esposizioni:
Stile n.10 ottobre 1941 pp.40/41 f.7; Terre d’Europa Piacenza 1996 a cura di G.C. Cammi e D. Simonazzi, Associazione Fatti d’Arte (foto epoca)
Artista: Guido Balsamo Stella
Anno: 1932
Dimensioni: 35,5 x 37 x 29 cm