Servizio Policentrico
Terracotta dipinta invetriata sotto vernice, esecuzione MGA (Casa Giuseppe Mazzotti di Albisola Marina), Pezzi firmati alla base "MGA"; due elementi recano la firma autografa di Tullio D'Albisola, a conferma del suo diretto e personale intervento nella decorazione. Il servizio si presenta sorprendentemente completo e integro in tutti i pezzi che lo compongono.
Il servizio da tè “Policentrico” rappresenta una significativa e fondamentale testimonianza dell’adesione del
ceramista ligure Tullio D’Albisola alle istanze espressive del movimento futurista. Connotato da un decoro astratto
e caratterizzato da un’inedita tipologia formale, l'insieme si colloca in una fase cruciale della sua evoluzione
linguistica sotto l’egida dell’avanguardia fondata da Filippo Tommaso Marinetti.
Il primo incontro dell'artista con il Futurismo avvenne nel 1925 in occasione dell'Exposition Internationale des
arts décoratifs et industriels modernes di Parigi, dove Tullio e il fratello Torido poterono confrontarsi con le opere
di Enrico Prampolini, Fortunato Depero e Giacomo Balla. Da quel momento, Tullio avvertì l’esigenza di innovare
in senso “antimitativo” la propria ricerca, svincolandosi bruscamente dal mestiere tradizionale per sradicare la
lavorazione della terracotta da una sterile riproduzione di motivi decorativi secolari. Nell'agosto del 1925 realizzò
le sue prime ceramiche futuriste, descritte in seguito da Marinetti come volte a «dimenticare e superare e rovesciare
idee e tecniche di ogni segreto ceramico col Nuovissimo l'Originalissimo e il Maivisto».
La consacrazione definitiva avvenne nel 1929 alla Mostra di trentatré artisti futuristi presso la Galleria Pesaro
di Milano, dove Tullio espose un'ampia gamma tipologica della sua produzione. In queste opere — definite
"arcivasi", "biboccali", "tuberie" e servizi futuristi — l'emergente indirizzo d'avanguardia si manifestò inizialmente
applicando decori geometrici su modelli d'impronta Déco, evolvendo rapidamente verso una progressiva
trasformazione plastica e una compenetrazione coerente tra decoro e forma.
Ispirati da una predisposizione funzionalista, i decori astratti di questo servizio integrano magistralmente motivi
geometrici e dinamiche strutturali, testimoniando la maturità espressiva raggiunta a cavallo tra gli anni venti e
trenta, periodo in cui Albisola si impose, per definizione dello stesso Marinetti, come la vera e propria “capitale
ceramica d’Italia”.
BIBLIOGRAFIA & ESPOSIZIONI DI CONFRONTO
Enrico Crispolti (a cura di), La ceramica Futurista da Balla a Tullio D’Albisola, Edizioni Centro Di, Firenze,
1985, p. 104 (esemplare simile esposto alla mostra del Museo Internazionale della Ceramica di Faenza e del
Comune di Albisola Superiore).
Cecilia Chilosi, Liliana Ughetto (a cura di), La Ceramica del '900 in Liguria, Istituto Grafico Silvio Basile,
Genova, 1995, p. 119, f. 138 (cfr. per un'opera analoga con variante di decoro).
Esemplare analogo e coevo conservato presso le collezioni permanenti del MIC - Museo Internazionale della
Ceramica di Faenza, punto di riferimento per l'articolazione plastica della serie "Policentrica".
Artista: Tullio d'Albisola
Anno: 1929
Dimensioni: Varie